UN CANTICO PER LE CLARISSE
1594 45. Sempre in quei giorni e nello stesso luogo,
dopo che Francesco ebbe composto le Laudi del Signore per
le sue creature, dettò altresì alcune sante
parole con melodia, a maggior consolazione delle povere signore
del monastero di San Damiano, soprattutto perché le
sapeva molto contristate per la sua infermità. E poiché,
a causa della malattia, non le poteva visitare e consolare
personalmente, volle che i suoi compagni portassero e facessero
sentire alle recluse quel canto.
In esso, Francesco si proponeva di manifestare alle sorelle,
allora e per sempre, il suo ideale: che cioè fossero
un solo cuore nella carità e convivenza fraterna, poiché
quando i frati erano ancora pochi, esse si erano convertite
a Cristo, dietro l'esempio e i consigli di lui, Francesco.
La loro conversione e santa vita è gloria ed edificazione
non solo dell'Ordine dei frati, di cui sono pianticella, ma
anche di tutta la Chiesa di Dio.
Perciò, sapendo Francesco che le sorelle, fino dai
primordi, avevano condotto e conducevano una vita dura e povera,
sia per volontà propria sia per necessità, il
suo animo si volgeva con sentimenti di pietà e amore
verso di loro. Perciò in quel canto le pregava perché,
dal momento che il Signore le aveva riunite da molte parti
nella santa carità, nella santa povertà e nella
santa obbedienza, continuassero a vivere e morire in queste
virtù.
E raccomandava specialmente che, usando le elemosine che il
Signore inviava loro, provvedessero con saggia discrezione,
con gioia e gratitudine alle necessità dei loro corpi,
e che le sorelle sane portassero pazienza nei travagli che
duravano per curare le ammalate, e queste fossero pazienti
nelle infermità e privazioni che pativano.